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Settimana mondiale della Tiroide 2017

 

Le persone che hanno problemi alla tiroide, per spiegare la propria condizione, parlano di “uno stato di malessere” o, parafrasando lo stesso concetto, di aver perso il loro benessere.
“Questa è proprio la peculiarità dell’ipotiroidismo, la malattia più frequente della tiroide, spiega Paolo Vitti, coordinatore e responsabile scientifico della Settimana Mondiale della Tiroide: i sintomi di questa condizione sono spesso così sfumati che difficilmente si riesce a ricondurli ad una patologia. E sono davvero tanti: stanchezza, scarsa capacità di tollerare il freddo, alterazioni del tono dell’umore, difficoltà di concentrazione, palpitazioni, nervosismo, insonnia, gonfiore, pelle e capelli secchi ma l’elenco potrebbe continuare.

E proprio per questo che il tema scelto per la Settimana Mondiale della Tiroide 2017 è “TIROIDE E BENESSERE”. Che si tratti di una malattia, che debba essere propriamente inquadrata e che i trattamenti debbano essere personalizzati ormai non basta più. La sfida è ridare quel benessere che tante persone dichiarano di aver perso”.
La tiroide svolge una serie di funzioni vitali per il nostro organismo come la regolazione del metabolismo, il controllo del ritmo cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso, l’accrescimento corporeo, la forza muscolare e molto altro. Proprio per il ruolo di “centralina”, quando questa ghiandola non funziona correttamente, tutto il corpo ne risente. Può colpire ad ogni età e per questo motivo occorre non trascurare alcuni campanelli d’allarme rivolgendosi al proprio medico in caso di dubbio.
La Settimana Mondiale della Tiroide 2017, che si svolgerà dal 21 al 27 maggio è promossa da tutte le società endocrinologiche quali, l’Associazione Italiana della Tiroide (AIT), la Società Italiana di Endocrinologia (SIE), l’Associazione Medici Endocrinologi (AME), la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), l’Associazione Italiana Medici Nucleari (AIMN), il Club delle Unità di Endocrino Chirurgia (Club UEC), la Società Italiana di Endocrino-Chirurgia (SIEC), insieme al Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini (CAPE) e sarà patrocinata dall’European Thyroid Association (ETA) e dall’Istituto Superiore Sanità (ISS).

In tutta Italia saranno organizzate diverse iniziative di screening e incontri informativi sulle patologie tiroidee; per informazioni è possibile consultare il sito http://www.settimanamondialedellatiroide.it/.

Allergie alimentari: tipologie e sintomi

Se pensate che sia il cibo a darvi fastidio (per esempio avete sempre lo stesso pizzicorio in gola dopo aver mangiato lo stesso ingrediente), siamo nell’ambito delle allergie alimentari.

Le principali allergie alimentari hanno sintomi che spaziano dalla semplice sensazione di prurito alla bocca, lingua e labbra, al gonfiore delle mucose di bocca e naso; dal mal di pancia ricorrente alla nausea e alla diarrea.
Esistono varie forme di allergia alimentare: le più comuni e più conosciute sono le allergie “IgE-mediate” (cioè mediate da anticorpi detti immunoglobuline di tipo E). Esistono poi anche altre tipologie di allergie in cui sono coinvolti altri tipi di anticorpi, come le IgG e le IgM.
Le allergie alimentari possono essere originate da alcuni specifiche sostanze che compongono gli alimenti e possono essere scatenate, ad esempio, dal lattosio (contenuto nel latte, nei formaggi e nella gran parte dei dolci), dalla soia, dalle uova, dal pesce, dalle arachidi e dalle noci, dai molluschi, dal grano o da alcuni additivi e conservanti naturali o chimici aggiunti ai cibi.
I medici specialisti allergologi del Centro Medico e Poliambulatorio Physiorelax di Pioltello e Milano potranno eseguire direttamente in sede di visita la gran parte degli esami necessari per identificare e curare le vostre allergie, siano esse di tipo respiratorio o alimentare.

Se pensate siano allergie respiratorie, leggete qui.

Visita allergologica Pioltello Segrate Milano Physiorelax

Allergie respiratorie: tipologie e sintomi

Hai iniziato ad avere qualche strana risposta di occhi, gola e naso proprio nel periodo clou delle allergie? Forse è il momento di fare un controllo. La visita allergologica è consigliata quando si ha a che fare proprio con certi sintomi, ad esempio sfoghi cutanei, oppure problemi respiratori, tipici di una possibile allergia.
Le più diffuse allergie appartengono a due macro categorie: le allergie respiratorie e le allergie alimentari.
Tra le allergie respiratorie troviamo l’asma allergico, la rinite allergica (stagionale e non) e la congiuntivite allergica.
L’asma allergico è l’allergia respiratoria più grave. Questa tipologia di asma si manifesta quando i bronchi, parti molto sensibili dei polmoni, reagiscono ad allergeni tipo i pollini e la polvere contraendosi in maniera involontaria anche piuttosto violenta (broncospasmi), generando serie difficoltà respiratorie (dispnee).
La rinite allergica ha, invece, come sintomi principali, la sensazione di naso chiuso, abbondanti perdite di liquido dal naso, starnuti frequenti, prurito al naso ed al palato, gola secca e, spesso, perdita della capacità di sentire sapori e odori.
La rinite allergica si manifesta spesso insieme alla congiuntivite allergica e, quindi, con un arrossamento e un aumento del prurito e del bruciore degli occhi.
La rinite stagionale si manifesta principalmente in primavera ed è causata dai pollini delle piante, soprattutto delle graminacee. La rinite non stagionale, o perenne, è di norma meno acuta rispetto a quella stagionale ed è riconducibile agli acari della polvere.

L’allergia alimentare, invece, ha manifestazioni più precise.

Esame tiroide Pioltello

Ipotiroidismo: meno esami di controllo con le formulazioni liquide di Levotiroxina

Le persone con ipotiroidismo potrebbero necessitare di un minor numero di esami di laboratorio per il controllo del TSH dopo il passaggio dalla terapia con compresse alle formulazioni liquide della levotiroxina, soprattutto in presenza di fattori che possano alterare l’assorbimento della formulazioni in compressa: questo in sintesi è il risultato di uno studio pubblicato recentemente su Endocrine, che ha visto la collaborazione delle Università di Messina, Napoli e Bologna e l’IRCCS Casa Sollievo della sofferenza di S. Giovanni Rotondo, messo a punto per comprendere come il passaggio da una formulazione all’altra potesse ricadere su pazienti e Servizio Sanitario Nazionale.

“Lo studio aveva l’obiettivo di quantificare l’impiego delle diverse formulazioni di levotiroxina disponibili sul mercato e di valutare le ricadute cliniche del passaggio da una formulazione ad un’altra”, spiega Gianluca Trifirò, Ricercatore Farmacologo dell’Università di Messina e coordinatore dello studio. “Analizzando i dati delle prescrizioni mediche dal 1 gennaio 2009 al 30 ottobre 2015 nei database amministrativi di un’ASL del Sud Italia sono stati identificati 56.354 soggetti in trattamento con levotiroxina di cui il 97,9% ha ricevuto almeno una prescrizione di terapia in compresse e il 6,1% almeno una prescrizione di formulazioni liquide.

Durante la finestra temporale analizzata, i pazienti in trattamento con le formulazioni liquide sono leggermente aumentati e l’analisi degli utilizzatori ha rilevato che le formulazioni liquide sono preferite nei soggetti più giovani e nei pazienti in trattamento con farmaci che possono interagire con l’assorbimento delle compresse; problema superato dalle formulazioni liquide che non risentono delle interazioni con altri farmaci, cibo, caffè e diverse condizioni cliniche come patologie gastrointestinali, intolleranza al lattosio e infezioni da Helicobacter Pylori.

Nel periodo preso in considerazione 1950 pazienti sono passati dalle compresse alle formulazioni liquide. Per valutare le ricadute cliniche di questo passaggio, è stato valutato il numero di test del TSH prima e dopo e si è così dimostrato che nei i pazienti passati alle formulazioni liquide si è significativamente ridotto il numero dei test di controllo della funzionalità tiroidea che potrebbe suggerire una stabilizzazione dei livelli di ormoni toroidei”.

“Secondo il Rapporto Health Search di SIMG”, aggiunge Gerardo Medea, Responsabile area metabolica di SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, “l’ipotiroidismo è una tra le più abituali cause di visita per il medico di medicina generale che è chiamato a riconoscerne i primi segni per l’invio al consulto dello specialista endocrinologo ma, soprattutto, alla gestione complessiva del paziente dopo la diagnosi e l’impostazione della terapia. Una diminuita richiesta e frequenza del test del TSH, potrebbe significare livelli ormonali più stabili e un paziente con un maggiore livello di benessere legato a ridotta sintomatologia da ipotiroidismo. Un paziente ipotiroideo in equilibrio ormonale può significare anche meno accessi negli ambulatori dei medici di medicina generale e meno controlli di laboratorio con un evidente vantaggio in qualità della vita per il paziente e un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale”.

Bibliografia

Ferrara, Rosarita, et al. “Treatment pattern and frequency of serum TSH measurement in users of different levothyroxine formulations: a population-based study during the years 2009–2015.” Endocrine (2017): 1-10. https://link.springer.com/article/10.1007%2Fs12020-017-1242-4

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