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Il Decreto vaccini è legge, tutte le novità

Per chi si fosse perso questo passaggio, ecco un breve sunto di quello che è diventato legge.

“Con legge sui vaccini proteggiamo i nostri figli e le prossime generazioni”. Così il Ministro della salute Beatrice Lorenzin ha commentato il via libera definitivo della Camera al testo di conversione in legge del Decreto vaccini, ora in attesa della pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Per i minori di età compresa tra 0 e 16 anni e per i minori stranieri non accompagnati sono obbligatorie e gratuite – in base alle specifiche indicazioni del Calendario Vaccinale Nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita – le seguenti vaccinazioni:

  • anti-poliomielitica
  • anti-difterica
  • anti-tetanica
  • anti-epatite B
  • anti-pertosse
  • anti-Haemophilus influenzae tipo b
  • anti-morbillo
  • anti-rosolia
  • anti-parotite
  • anti-varicella

L’obbligatorietà per le ultime quattro è soggetta a revisione ogni tre anni in base ai dati epidemiologici e delle coperture vaccinali raggiunte.

A queste 10 vaccinazioni se ne aggiungono quattro che il decreto prevede ad offerta attiva e gratuita, ma senza obbligo, da parte di Regioni e Province autonome:

  • anti-meningococcica B
  • anti-meningococcica C
  • anti-pneumococcica
  • anti-rotavirus.

Le vaccinazioni obbligatorie saranno vincolanti per iscrizione ad asili e servizi per infanzia. Dovranno vaccinarsi anche gli studenti fino a 16 anni. Sanzioni per chi non rispetta l’obbligo da 100 a 500 euro.

Disposizioni transitorie semplificano l’iscrizione all’anno scolastico 2017-2018. Sarà possibile anche prenotare gratuitamente le vaccinazioni in farmacia tramite CUP.

Fonte: http://www.salute.gov.it/portale/vaccinazioni/homeVaccinazioni.jsp

La bava di lumaca sarà la nuova super colla per i tessuti “da aggiustare”

Probabilmente la natura ci verrà in aiuto più di quello che immaginiamo. In particolare stiamo parlando delle lumache e della loro bava, che se ai più darà un certo senso di fastidio, si ricrederanno dopo aver letto questa notizia.

Questo muco colloso ha ispirato un nuovo tipo di Bio-colla fortissima, che funziona anche sulle superfici umide e che cambierà la medicina. Almeno così dicono gli scienziati dell’Università di Harvard che l’hanno usata per chiudere un buco nel cuore di un maiale. Il tutto è stato pubblicato su Scienze.

Gli studiosi del Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering si sono ispirati alla lumaca Arion fuscus, che crea un muco colloso come forma di difesa dai predatori.

Non è tossica per i tessuti viventi ed è più forte di ogni altro adesivo medico. Potrebbe essere usata come cerotto o iniettata in profondità nelle ferite difficili da raggiungere: per ora il Wyss Institute ha chiesto di brevettarla, mentre stanno lavorando a una versione biodegradabile che sparisce quando la ferita guarisce.

Fonte : Adnkronos Salute

Attenzione ai test bufala sulle intolleranze: parlano i medici

La bufala corre sul filo delle intolleranze alimentari: troppi i test fasulli proposti per capire la situazione alimentare.

Ecco che la Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica (Siaip), insieme alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, e alle società scientifiche allergologiche dell’adulto (Società italiana di allergologia, asma e immunologia e Associazione allergologi immunologi territoriali e ospedalieri) hanno prodotto un documento ad hoc per fare chiarezza sul corretto iter da seguire.

Un documento importante che considera test come il Dria, quello di neutralizzazione, la kinesiologia applicata, la biorisonanza, l’analisi del capello e l’iridologia come privi di fondamento come definisce una nota della Siaip durante il Congresso Nazionale.

Sembrano essere aumentate in maniera esponenziale sia nell’adulto che nel bambino, le allergie ma anche le intolleranze: in realtà pare che dietro ci siano diagnosi non corrette o peggio, autodiagnosi.

“Circa il 20% della popolazione ritiene di esser affetto da una allergia o da una intolleranza alimentare, ma in realtà solo nel 10-20% di questi casi il sospetto viene confermato in seguito a un corretto iter diagnostico. I veri allergici, nella popolazione pediatrica, non superano il 5-10%”, afferma Mauro Calvani, coordinatore della Commissione allergia alimentare della Siaip.

Ovviamente esiste anche la gravità di diagnosi non veritiere che influiscono sul corretto sviluppo, soprattutto quando si parla di bambini. Ma anche il problema di far abbassare la soglia di attenzione dei ristoratori che possono sottovalutare il problema delle possibili contaminazioni dei cibi. Insomma, con le allergie alimentari non si scherza.

L’iter corretto prevede anche l’eliminazione temporanea e reintroduzione (test di scatenamento) del probabile alimento e l’uso di test seri e attendibili differenti a seconda della ricerca come gli Skin Prick Test, il dosaggio delle IgE specifiche per gli alimenti e degli anticorpi per il glutine, il breath test per il lattosio, e quando necessario esami più complessi come la esecuzione di una biopsia intestinale

Test di citotossicità, test di provocazione e neutralizzazione sublinguale o intradermico; kinesiologia applicata; test del riflesso cardio-auricolare; pulse test; elettroagopuntura, Vega test; Sarmitest; Biostrenght test e varianti; biorisonanza; analisi del capello; Natrix o FIT 184 Test sono assolutamente inutili, ma sicuramente costosi.

La Siaip mette sulla difensiva anche nei confronti di test venduti online come il controllo del “Dna per intolleranze su 600 alimenti, oltre 200 acque minerali e 250 additivi alimentari”.

“Non esiste la possibilità di dosare il Dna allo scopo di fare una diagnosi di intolleranza per 600 alimenti – conclude Calvanima nemmeno per uno solo. Tuttalpiù, e solo per poche intolleranze (ad esempio al glutine o al lattosio) è possibile tramite indagini genetiche individuare la predisposizione a sviluppare la malattia, che è cosa ben diversa dall’avere la malattia”.

Fonte: Adnkronos

Il decalogo anti-caldo

1) Non uscire nelle ore calde
Non uscire nelle ore più calde della giornata, ovvero dalle 12 alle 17.
In questa parte della giornata, per gli anziani, è consigliabile evitare le aree molto trafficate nei centri urbani – ma anche parchi e aree verdi nelle quali è più elevata la concentrazione di ozono proveniente dai gas di scarico delle automobili. Nelle ore più calde è consigliabile anche evitare sport e intensa attività fisica.

2) Bere molti liquidi
Bere almeno un litro e mezzo di liquidi al giorno, in modo da reintegrare le perdite quotidiane di sali minerali. È bene bere spesso, anche in assenza di stimolo della sete. Evitare bevande alcoliche, gassate, troppo zuccherate e troppo fredde. Non eccedere con caffè o tè.

3) Pasti leggeri e mangiare tanta frutta
Consumare pasti leggeri. Preferire pasta e tanta frutta fresca – come agrumi, fragole e meloni – ma anche verdure colorate come peperoni, pomodori, carote e lattughe, ricche di sostanze antiossidanti che proteggono dai danni correlati all’ozono. Evitare cibi fritti o grassi.

4) Arieggiare l’ambiente e regolare l’aria condizionata
Arieggiare l’ambiente dove sivive aprendo le finestre al mattino presto, a tarda sera e durante la notte, e chiudendole invece nelle ore più calde; oppure tramite l’uso di un ventilatore, evitando di esporsi alla ventilazione diretta. Regolare la temperatura dell’aria condizionata, se disponibile, tra i 26 e i 28 gradi.

5) Ripararsi dal sole
Non esporsi al sole in modo prolungato. Quando si esce, tenere il capo riparato dal sole diretto attraverso un cappello, possibilmente di colore chiaro. Riparare anche gli occhi con un paio di occhiali da sole. È molto importante anche proteggere la propria pelle con creme solari ad alto fattore protettivo per evitare scottature causate dalla diretta esposizione al sole.

6) Vestirsi leggeri
Indossare abiti leggeri e non aderenti. Prediligere fibre adatte alle temperature estive come il cotone o il lino, di colore chiaro e tessuti naturali. Evitare gli abiti in fibre sintetiche perché ostacolano il passaggio dell’aria, sia quando ci si trova in casa che quando si è all’aperto.

7) Rinfrescarsi con bagni tiepidi
Per rinfrescarsi, senza eccessivi sbalzi di temperatura, è utile fare bagni tiepidi nel corso della giornata, evitando docce fredde subito dopo essere rientrati da ambenti molto caldi. Se, in seguito a un’eccessiva esposizione, dovesse insorgere mal di testa, fare impacchi di acqua fresca per abbassare la temperatura corporea.

8) Non sostare nelle auto parcheggiate al sole
Non restare all’interno di automobili parcheggiate al sole, anche se per poco tempo. Se si entra in una macchina esposta da molto tempo al sole, è importante aprire i finestrini e tenerli abbassati con l’auto in movimento per far uscire l’aria calda. In alternativa, attivare il sistema di climatizzazione dell’autovettura. Quando ci si mette in viaggio
informarsi prima sulle condizioni del traffico per evitare di trovarsi imbottigliati in lunghe code sotto il sole. Ricordarsi di tenere in auto una bottiglia d’acqua.

9) Non cambiare le terapie senza aver sentito il medico
Non interrompere le terapie mediche, né sostituire i farmaci che si assumono abitualmente, di propria iniziativa. Consultare sempre il medico per ogni eventuale modifica delle cure che si stanno seguendo e segnalargli qualsiasi malessere, anche lieve, che sopraggiunga durante una terapia farmacologica. Fare attenzione alle modalità diconservazione dei farmaci che si assumono, leggendo il bugiardino.

10) Andare in vacanza possibilmente in località collinari o termali
Se è possibile, è consigliabile andare in vacanza in località collinari o termali. Il clima di queste zone, i cui benefici sono noti per la salute, è particolarmente adatto alle esigenze degli anziani in estate, permettendo di sfuggire alle temperature afose dei centri urbani.

DISIDRATAZIONE. COME RICONOSCERLA:

La disidratazione si verifica quando l’organismo perde una quantità di acqua maggiore di quella introdotta ed è uno dei principali rischi per la salute degli anziani e dei bambini durante l’estate.
I sintomi della disidratazione sono:
• sete • debolezza • vertigini • palpitazioni • ansia • pelle e mucose asciutte • crampi muscolari • abbassamento della pressione arteriosa.

IL COLPO DI CALORE. COME RICONOSCERLO:

Il colpo di calore si verifica quando la fisiologica capacità di termoregolazione del corpo è compromessa. In particolare durante il periodo estivo, può essere causato dall’esposizione diretta al sole e in generale a temperature troppo alte e a un elevato tasso di umidità.
I sintomi del colpo di calore sono:
•improvviso malessere generale • mal di testa • nausea • vomito • sensazione di vertigine
• ansia • stato confusionale.

Fonte: www.senioritalia.it

Attacco di panico: cos’è e cosa fare

Il termine panico affonda le sue radici nella mitologia greca e rappresenta un episodio acuto nel quale, a seguito di un evento o di un pensiero, inizia una catena di sintomi come cuore che batte forte, senso di peso al petto, sudorazione, difficoltà a respirare e a deglutire, dolori addominali, nausea, vertigini, formicolio, tremore. Man mano che questi crescono aumenta anche l’ansia in un circolo vizioso che porta solitamente alla paura di morire, di perdere il controllo o di impazzire. 

Un tempo considerato una patologia specifica, oggi si considera l’attacco di panico come una condizione trasversale a vari disturbi psichici. Anche perché esso non è uniforme, ma può presentarsi con vari livelli di gravità, sintomi e condizioni associate. 

Secondo stime recenti, la presenza degli attacchi di panico è di circa il 13% nella popolazione generale, con attacchi ricorrenti in circa i due terzi dei casi. Il disturbo da attacchi di panico, condizione psichica diagnosticata, è meno frequente, con una prevalenza di circa il 2%. Inoltre, nei soggetti con attacchi di panico, la presenza di altri disturbi mentali è molto elevata (circa l’80% dei casi), soprattutto nell’ambito ansioso-depressivo.

L’elemento caratteristico del panico è la modalità improvvisa con cui si manifesta, senza  campanelli d’allarme o segni iniziali. Inoltre, il soggetto non riesce a fornire una spiegazione dell’attacco, ma persiste solo la paura di poter vivere nuovi attacchi, per cui si iniziano a sviluppare comportamenti di evitamento, si cercano cioè di evitare le situazioni di vita nelle quali, anche per coincidenza, si sono verificati gli attacchi. Tali comportamenti possono compromettere notevolmente la qualità di vita della persona in termini sociali e personali. 

Da un punto di vista psicopatologico, l’attacco di panico è una risposta caratterizzata da paura o disagio intensi, che raggiunge il picco in pochi minuti, in relazione ad una minaccia evidente (attacco di panico atteso o situazionale), che può riguardare sia stimoli esterni (come la presenza di animali o essere in una situazione di pericolo) che stimoli interni (ad esempio, sensazioni di dolore, cambiamenti improvvisi del battito cardiaco), oppure, può verificarsi senza un evidente elemento scatenante (attacco di panico inaspettato). Per lo sviluppo dell’attacco di panico, è essenziale il verificarsi dei sintomi sopra descritti in un crescendo che viene interpretato in senso catastrofico. 

Mediante appropriate psicoterapie, la maggioranza dei soggetti può apprendere a percepire i sintomi appena iniziano a manifestarsi, quando sono ancora lievi, ed applicare una serie di comportamenti che gli vengono insegnati, in modo da “tenerli a bada” e non farli sfociare nell’attacco. Questo accresce la consapevolezza di non dover subire gli attacchi e di poterli piano piano sempre di più controllare, portando così ad una loro progressiva riduzione sia quantitativa che qualitativa.

Dott. Simone Giordano

 

Il caffé allunga la vita

Buone notizie per gli amanti del caffé: la scienza sembra aver trovato un’ottima risposta al suo utilizzo. Seppur incredibile, gli amanti del caffé sono più longevi di coloro che non ne bevono, a prescindere dal tipo di caffé (vale anche il decaffeinato).

Così emerge da due studi pubblicati sugli ‘Annals of Internal Medicine’: un lavoro importante che è stato condotto in 10 Paesi Europei coinvolgendo 520 mila uomini e donne. La ricerca è firmata dall’International Agency for Research on Cancer (Iarc) e dall’Imperial College di Londra.

Sembra che chi beve 2/3 caffé al giorno, sembra riduca le malattie circolatorie e quelle del tratto digerente.

In effetti l’effetto protettivo del caffé è biologicamente plausibile: i polifeni e gli altri composti bioattivi presenti in esso, hanno proprietà antiossidanti. Inoltre l’assunzione del caffé è associata a una ridotta insulinoresistenza, a una minore infiammazione e a benefici per il fegato. Il tutto riesce a funzionare per aumentare la longevità.

Fonte: adnkronos

Le fonti alternative di calcio

Il calcio è il minerale presente in maggior quantità nell’organismo. È risaputo che il calcio è essenziale per la costituzione e il mantenimento di ossa e denti (tessuti in continua trasformazione) meno famoso ma comunque necessario per contrazione muscolare, liberazione di neurotrasmettitori, coagulazione sanguigna e regolazione del battito cardiaco. Come dicevo le ossa sono in continuo mutamento il calcio viene accumulato o prelevato al bisogno, con una serie di meccanismi ormonali molto complessi. Ci sono diverse scelte alimentari  che influenzano negativamente sulla salute delle nostre ossa: la scarsa assunzione di calcio, diete iperproteiche per lunghi periodi, deficit di vitamina D e l’alto consumo di zucchero raffinato. L’attività fisica è un fattore importantissimo per la costruzione delle nostra ossa, da fare con costanza giornalmente.

FABBISOGNO DI CALCIO:

Età
MASCHI
FEMMINE
LATTANTI
260mg
260mg
BAMBINI E ADOLESCENTI
1-3
4-6
7-10
11-14
15-17
 
700mg
1000mg
1100mg
1300mg
1300mg
 
700mg
1000mg
1100mg
1300mg
1300mg
ADULTI
18-29
30-59
60-74
OLTRE 75
 
1000mg
1000mg
1000mg
1200mg
 
1000mg
1000mg
1200mg
1200mg
GRAVIDANZA
 
1000mg
ALLATTAMENTO
 
1000mg

Fonte LARN 2012

 

FONTI ALIMENTARI DI CALCIO

Ci sono diversi luoghi comuni in alimentazione. Uno molto radicato è che il latte e i formaggi fortificano le ossa, questa certezza è stata sfatata da diversi studi scientifici che affermano che anzi l’assunzione dei latticini mobilita il calcio dalle ossa. Il consumo di formaggi e latticini provocherebbe un aumento del pH e il calcio che è un ottimo tampone andrebbe a risolvere quella situazione. Sarebbe quindi bene non consumarli quotidianamente. In più, molti soggetti non tollerano bene il lattosio o hanno problemi legati all’assunzione di latticini. Quindi da dove prendere il calcio? Crostacei e molluschi hanno un ottimo apporto di calcio ma ci sono anche vegetali con una grande quantità di calcio, con il beneficio di non contenere naturalmente colesterolo(molecola prodotta solo dal regno animale).

Brassicacee

In questa famiglia di piante ci sono diverse verdure hanno un ottimo apporto di calcio molto  disponibile e utilizzabile dal nostro organismo. Tra queste i cavoli, broccoli e rucola.

Broccoletti o cime di rapa

Appartengono alla famiglia delle brassicacee. Le foglie hanno un maggior contenuto di calcio (169mg/100g) rispetto al  broccoletto(97mg/100g) ma entrambe altamente assorbibile, il 50% del contenuto totale viene assorbito dall’organismo quasi 80mg(per 100g di cime di rapa) superando così il latte che ha una quantità di calcio maggiore(120mg/100g) ma meno utilizzabile(circa al 30%).

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Possono essere preparati in modo semplice: sbollentati in acqua(mi raccomando poca acqua, giusto a coprirle, per evitare la perdita di vitamine) e condite con olio extra vergine d’oliva e peperoncino.

Rucola

Anche la rucola appartenendo alle brassicacee ha un buon contenuto di calcio 160mg per 100g. Contiene anche vitamina C e beta carotene. La sostanza aromatica che da alla rucola il suo particolare sapore amarognolo aumenta la secrezione dei succhi gastrici velocizzando la digestione. Ha anche un leggero effetto diuretico.

Mandorle

111119_007Il loro contenuto di calcio è 240mg(100g di mandorle dolci secche). Possono essere un ottimo spuntino circa 6-8 mandorle(10g) contengono 60kcal meno di quelle due cracker. Le mandorle inoltre contengono acidi  grassi omega3 essenziali per il nostro corpo che non è in grado di autoprodurli, i quali sono in grado di ridurre il colesterolo totale, migliorano la funzionalità vascolare e favoriscono la fluidità del sangue. 

Sesamo

Il sesamo è una delle più alte fonti di calcio 975mg/100g. Presente in gran quantità nel gomasio: una miscela di sesamo e sale che si utilizza per condire, esalta il sapore del sale senza utilizzarne troppo, ottimo per chi soffre di ipertensione. 

Salvia

Spesso utilizzata durante la cottura e poi eliminata, perdendo così una buona fonte di calcio “verde”. Cento grammi ne contengono ben 600mg, ovviamente per arrivare a 100g file000389837424ne dovremo mangiare parecchie foglie(che risulterebbero peraltro tossiche per l’alto contenuto di un chetone il tujone) ma può essere una buona abitudine aggiungerle alle nostre preparazioni così da aumentare l’apporto di calcio. Inoltre ottime per il loro alto contenuto di fitoestrogeni sono in grado di ridurre i disturbi della menopausa.

Soia

Anche la soia ha un ottimo apporto in calcio. Può essere consumato in tutte le sue forme: fagiolo, germogli o derivati come il tofu. Contiene anche fitoestrogeni che aiutano a diminuire i disturbi della menopausa.

Acquastockvault-cocktail-121598

L’acqua è una fonte di minerali eccezionale, riusciamo ad utilizzarne in gran percentuale, quindi se rientrate in una categoria di persone che hanno un fabbisogno aumentato scegliete un’acqua ricca in calcio.

 

Dietista Dott.ssa Emma Storino

Vietato stare sedute: si invecchia più in fretta!

E non solo esteticamente: fin nelle cellule. Uno studio condotto dai ricercatori dell’University of California San Diego School of Medicine ha analizzato i dati di 1.500 anziane fra i 64 e i 95 anni: le donne più sedentarie e che praticano poca attività fisica, hanno le cellule biologicamente più vecchie della loro età anagrafica. Ben 8 anni rispetto a quelle più attive.

Per le donne che restano sedute per più di 10 ore al giorno e fanno meno 40 minuti di attività fisica giornaliera, hanno telomeri più corti. I telomeri sono piccoli cappucci posizionati alle estremità dei cromosomi e li proteggono dal degrado accorciandosi con l’età. E’ un normale cambiamento, ma ci sono elementi come obesità e fumo che possono accellerare il processo, portando malattie cardiovascolari, diabete e tumori.

“Con la nostra ricerca abbiamo scoperto che le cellule invecchiano più velocemente con uno stile di vita sedentario. L’età anagrafica non sempre corrisponde a quella biologica”, spiega Aladdin Shadyab, autore principale dello studio.

In realtà, le donne che hanno preso parte a questo studio, sono protagoniste di un progetto più ampio chiamato ‘Women’s Health Initiative‘, uno studio nazionale che indaga sui fattori determinanti per le malattie croniche nelle donne in post-menopausa. Hanno compilato questionari e sono state monitorate nei loro movimenti con un accelerometro per 7 giorni consecutivi durante la veglia e le ore di sonno.

La vita sedentaria rovina i telomeri, ma se anche ad una certa età si mantiene un’attività fisica di almeno 30 minuti al giorno, si riesce ad equilibrare il processo.

Fonte: Adnkronos

Vaccini: le reazioni allergiche sono inferiori di 1500 volte all’aspirina

Elena Cattaneo, farmacologa, biologa e autorità riconosciuta a livello internazionale in materia di ricerca sulle cellule staminali, nonché senatrice a vita dal 2013, è intervenuta in Aula a Palazzo Madama sull’approvazione del decreto sull’obbligo alle vaccinazioni: “Ci sono notizie che sono comprensibili ma alimentano inutili paure e sono scientificamente insensate”.

“Bisogna ricordare che negli ultimi 20 anni non ci sono morti scientificamente collegati ai vaccini. A differenza di tutte le persone decedute a causa delle malattie infettive. Nel XX sono morte quasi 1,7 miliardi di persone a causa delle malattie infettive non coperte dai vaccini. Nel decennio 2011-2020 scongiureranno la morte di altri 25mln di individui”.

“Ovvio che come tutti i farmaci possono causare reazioni allergiche, ma sono rarissime le reazioni gravi e restano trattabili: sono meno di 1 caso su 1 milione. L’aspirina causa un numero di reazioni allergiche 1.500 volte maggiore. Se non lo sapete, con una puntura di zanzara, un bambino entra in contatto con migliaia di antigeni, sustanze immunogenetiche in grado di stimolare il nostro sistema immunitario. E oggi i vaccini contengono meno di 100 antigeni”.

“Per tutti quelli che dicono che i vaccini sono solo interesse delle case farmaceutiche, un documento del 2015 dell’Aifa sottolinea che la spesa nazionale per i vaccini ammonta all’1,4% della spesa totale del Servizio Sanitario per i farmaci. A quanto pare, sembra che a guadagnarci sia molto di più la salute che le multinazionali”.

via AdnKronos Sanità

Disfunzione erettile: quando il problema è “lui”

La disfunzione erettile può diventare un problema serio in una coppia. Ma anche un enorme macigno per chiunque si trovi di fronte all’impossibilità di riuscire ad avere dei rapporti sessuali soddisfacenti.

Oltre ai percorsi medici più conosciuti, si è scoperto l’utilizzo delle onde d’urto come supporto e cura. Ne abbiamo parlato con il Dott. Marco Biffi, medico fisiatra esperto in onde d’urto.

1) Disfunzione erettile: colpisce tutti?
La disfunzione erettile (DE) è definita come l’incapacità a raggiungere e/o a mantenere un erezione sufficiente a condurre un rapporto sessuale soddisfacente. E’ un problema che interessa milioni di uomini nel mondo alterandone in modo grave la qualità della vita sessuale: solo in Italia si stima che ne siano affetti circa 3 milioni di uomini.
Recenti studi relativi alla popolazione tedesca, hanno dimostrato che l’incidenza della disfunzione erettile è correlata all’età e colpisce anche fasce inaspettate:
– fascia 30-39 anni     2 %
– fascia 40-49 anni   10 %
– fascia 50-59 anni   16 %
– fascia 60-69 anni   34 %
– fascia 70-79 anni   53 %
La disfunzione erettile o impotenza si definisce “primaria” o “secondaria” a seconda che la mancanza di erezione si sia manifestata fin dall’inizio o sia invece intervenuta in un secondo momento, successivamente ad un iniziale periodo di vita sessuale soddisfacente.
La “impotentia erigendi” è quella che si caratterizza per l’impossibilità fisica del pene di raggiungere una normale e duratura erezione.
All’origine dei problemi di erezione possono esserci  numerosi fattori fisici e psicologici, spesso concomitanti e in interazione tra loro: tra le cause psicologiche più comuni vi sono l’ansia, l’ansia da prestazione, la depressione ma anche lo stress e i condizionamenti ambientali.
Le cause organiche di una mancata erezione possono essere di tipo endocrino, di tipo neurologico, legate a malattie croniche (diabete, insufficienza renale o epatica) o derivanti dall’uso di farmaci (primi tra tutti gli antiipertensivi). Sono poi da considerare con attenzione alcuni fattori di rischio che aumentano la probabilità di insorgenza della disfunzione erettile tra i quali l’età, il consumo di alcol e droghe, il fumo, l’ipercolesterolemia, l’obesità e la carenza di esercizio fisico.

E’ stato evidenziato che il difetto di base nei pazienti con DE può essere, indipendentemente dall’eziologia, uno squilibrio tra la contrazione e la capacità di rilasciamento della muscolatura ­ liscia del corpo cavernoso.

2) Ultimamente si parla di terapia ad onde d’urto come possibile aiuto: ci spiega di cosa si tratta?

L’erezione è un evento emodinamico che coinvolge sia il sistema nervoso centrale che fattori locali. È regolata dal rilasciamento delle arterie cavernose e della muscolatura liscia del corpo cavernoso. Un adeguato flusso sanguigno verso il pene gioca un ruolo importante in questo processo.  L’aumento del volume di sangue e la compressione della muscolatura liscia trabecolare, riduce il flusso venoso in uscita (meccanismo veno-occlusivo).

Ne deriva l’ottenimento di una rigida erezione con un certo grado di rigidità con diminuzione del flusso sanguigno attraverso le arterie cavernose.
Le attuali conoscenze indicano che alla base dell’evento in questione ci sia un meccanismo mediato dalla sintesi di ossido nitrico (NO), un labile neurotrasmettitore.

In modo specifico, per chi vuole capire la parte medica, dopo la diffusione alle cellule muscolari lisce del corpo cavernoso, l’NO stimola l’enzima citosolico guanilato ciclasi a produrre un secondo messaggero, la guanosina monofosfato ciclica (cGMP). I nucleotidi ciclici, quali il cGMP, sono idrolizzati dagli isoenzimi nucleotidi ciclici fosfodiesterasi (PDE), localizzati in vari tessuti. Nel corpo cavernoso dell’uomo, il PDE-cGMP specifico – tipo 5 (PDE5) è l’isoenzima predominante. 

In sostanza, il Sildenafil (più comunemente conosciuto come Viagra) è un inibitore della PDE5 che impedisce la degradazione del cGMP nei corpi cavernosi favorendo quindi la permanenza di NO e quindi la permanenza dell’erezione

Il principio grazie al quale le onde d’urto extracorporee hanno effetto sul tessuto biologico, si basa sulla trasformazione di stimoli meccanici in segnali biochimici o biomolecolari. Il processo è conosciuto come Meccanotrasduzione.
Effetti ormai ampiamente documentati prodotti dalle onde d’urto sono la produzione di NO tissutale e la sintesi di fattori di crescita correlati alla neo-angiogenesi oltre alla stimolazione di fenomeni di rilassamento muscolare.
Le onde d’urto quindi agiscono da supporto ai meccanismi responsabili della regolazione dell’erezione.
Effetti specifici nel trattamento della Disfunzione Erettile:
Neo-Angiogenesi (vascolarizzazione)
Iperemia
Rilassamento muscolare

 
3) Come avviene? E’ dolorosa?

La terapia ad onde d’urto per la cura della disfunzione erettile viene somministrata in normali sedute ambulatoriali, senza l’impiego di alcun tipo di anestesia in quanto l’applicazione è del tutto indolore.

Le onde d’urto vengono convogliate verso una “testa di applicazione” che viene fatta scorrere in modo da trattare completamente i corpi cavernosi sia lungo l’asta che nella zona crurale (base o radice del pene).
La singola sessione di applicazione ha di norma una durata di circa 20-25 minuti complessivi. Il ciclo completo di trattamento, raccomandato per il raggiungimento del migliore e più duraturo risultato, prevede 5 diverse sedute.
I risultati ad oggi ottenuti hanno dimostrato che le onde d’urto (a seconda dei vari studi) sono risultate efficaci ovvero hanno portato miglioramenti fino al 80 % dei casi trattati (anche i più seri) e soprattutto che i buoni risultati ottenuti si sono mantenuti nel tempo per un periodo di almeno 6 mesi nel 90 % dei casi e per un periodo di 12 mesi ed oltre nel 83 % dei casi.
Per info sul Dott. Biffi, qui la sua pagina con tutte le info.
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