Chiamaci
02 3823 8784
Orari
lun-ven: 9:00-19:30
sab: 9:00-13:00
Dermatologia Pioltello physiorelax

L’importanza della visita dermatologica

La visita dermatologica è una delle visite fondamentali per poter eseguire una diagnosi precoce di un’eventuale patologia tumorale.

Eppure da sempre,  la pelle, nonostante sia l’organo più esteso del nostro corpo, è spesso sottovalutato.

Soprattutto la bella stagione, con l’esposizione al sole, può portare i nei a degenerare.

Ma ci sono anche alcuni fattori di rischio come anomalie genetiche o insufficenza del sistema immunitario che rientrano nei così detti fattori di rischio (come anche la pelle molto chiara, l’atà avanzata e essere uomini).

Esiste la Regola dell’autoispezione ABCDE, da fare come primo passo, ed è possibile eseguirla da soli.

Ecco il suo significato:

A come asimmetria: presenza di una forma irregolare
B come bordi: presenza di bordi irregolari, frastagliati, a carta geografica
C come colore: colore non uniforme del neo, con presenza di più colori: marrone, rosa, rosso o nero
D come dimensioni: se il neo ha avuto una crescita di dimensione negli ultimi mesi deve essere sottoposto a valutazione dermatologica specialistica
E come evoluzione: ogni variazione del neo (forma, colore, dimensioni), vanno sottoposte a valutazione specialistica dermatologica.

La mappatura dei nei diventa quindi un esame necessario per cui rivolgersi al dermatologo. E’ un esame non invasivo che permette di controllare i nei e le lesioni pigmentate sulle pelle.

Prima di eseguire qualsiasi auto-diagnosi sbagliata, rivolgetevi allo specialista che saprà come prevenire o curare il problema.

Se avete bisogno di una visita dermatologica, chiamate pure in studio dove visita la Dott.ssa Maria Lia Canzi.

 

disfunzione-erettile-risoluzione

Le statine non danno disfunzione erettile; le onde d’urto la curano

Buone notizie per i pazienti maschi affetti da disturbi cardiovascolari o con fattori di rischio: secondo una revisione con metanalisi, pubbblicata sull’American Journal of Medicine, l’uso di statine non sembra essere associato alla comparsa ex novo di disfunzione erettile, contrariamente a quanto si temeva sulla base di alcuni effetti collaterali segnalati, come la riduzione dei livelli ematici di testosterone.

Le statine 

Le statine sono un gruppo di molecole appartenenti alla categoria dei cosiddetti ipolipemizzanti, sintetizzate sul modello di un metabolita fungino (mevastatina) la cui attività farmacologica fu scoperta nel 1975.

Proprietà caratteristica delle statine è la capacità di abbassare i livelli del colesterolo nel sangue. Per questo possono essere utilizzate in cardiologia nel trattamento del cosiddetto “colesterolo alto” (chiamato in medicina ipercolesterolomia).

Il loro effetto più significativo è la riduzione del colesterolo LDL (noto anche come colesterolo “cattivo”). Inoltre aiutano a ridurre i livelli di trigliceridi e a far aumentare quelli del colesterolo HDL (conosciuto anche come colesterolo “buono”).

La loro azione può rallentare la formazione delle placche aterosclerotiche, ispessimenti della parete delle arterie associati a eventi gravi come l’infarto e l’ictus.

La metodologia

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno fatto una metanalisi dei trial clinici e degli studi osservazionali che hanno confrontato utilizzatori di statine con non utilizzatori, e che hanno riportato la data di esordio della disfunzione erettile rispetto all’inizio della cura farmacologica.

In totale sono stati identificati tre trial clinici randomizzati e tre studi osservazionali, per un totale di circa 70.000 uomini, di cui circa 25.000 utilizzatori di statine. Il follow-up medio è stato di circa 4 anni. L’assunzione delle statine non è associata all’aumento del rischio di comparsa di disfunzione erettile, calcolata con diversi modelli statistici di valutazione del rischio. L’analisi con regressione logistica multivariata dimostra anche che non vi sono effetti negativi del trattamento in relazione all’età o alla presenza concomitante di diabete mellito.

Effetti protettivi

Secondo gli autori, è possibile ipotizzare addirittura un effetto protettivo delle statine nei confronti della disfunzione erettile: queste molecole compensano il danno ossidativo legato al colesterolo LDL e all’infiammazione vascolare, migliorando la funzione endoteliale e la biodisponibilità del monossido di azoto nel tessuto vascolare penieno, prevenendo il danno vascolare e migliorando il flusso ematico nell’organo. In esperimenti su ratti, spiegano gli autori, le statine migliorano la risposta a molecole come il sildenafil. Nel gruppo dei più giovani (40-49 anni) le statine ridurrebbero non solo l’incidenza della disfunzione erettile legata al danno vascolare, ma anche quella di origine psicogena.

L’effetto protettivo è dipendente dalla dose e dalla durata del trattamento, ed è maggiore per le statine idrofile (per esempio pravastatina e rosuvastatina) rispetto alle statine più lipofile (come simvastatina, atorvastatina, lovastatina e fluvastatina).

I limiti

Le conclusioni, però, vanno prese con le pinze, dicono gli autori, perché l’inclusione di studi osservazionali può aver indotto un bias di selezione, dato che i trial randomizzati che riportano la disfunzione erettile tra gli effetti collaterali previsti dalla scheda di valutazione sono pochi.

Inoltre l’incidenza reale della disfunzione erettile negli studi potrebbe essere sottostimata. La mancanza di informazioni provenienti dal paziente non permette, infine, di distinguere tra forme organiche e psicogene, di calcolare la durata del disturbo e la sua reversibilità.

Le onde d’urto come alternativa

Il principio grazie al quale le onde d’urto extracorporee hanno effetto sul tessuto biologico, si basa sulla trasformazione di stimoli meccanici in segnali biochimici o biomolecolari. Il processo è conosciuto come Meccanotrasduzione.
Effetti ormai ampiamente documentati prodotti dalle onde d’urto sono la produzione di NO tissutale e la sintesi di fattori di crescita correlati alla neo-angiogenesi oltre alla stimolazione di fenomeni di rilassamento muscolare.
Le onde d’urto quindi agiscono da supporto ai meccanismi responsabili della regolazione dell’erezione.
Effetti specifici nel trattamento della Disfunzione Erettile:
Neo-Angiogenesi (vascolarizzazione)
Iperemia
Rilassamento muscolare
Se volete maggiori informazioni, chiamate direttamente al centro per fissare una visita.
Per info sul Dott. Biffi, qui la sua pagina con tutte le info.
gripe porcina 1976 vaccini

La bufala sull’autismo dato dai vaccini, che compie 20 anni

E’ ormai maggiorenne, pubblicata sulla prestigiosa rivista medica The Lancet.

E ancora oggi può essere considerata una delle più grosse fake news inerenti alla salute, riuscendo ancora a fare danni in qualche modo. Tanto è vero che se si cerca su PubMed l’articolo, è coperto da una grande scritta rossa “Retracted”. Peccato che uscì, e ancora oggi se ne hanno conseguenze.

“Il 28 febbraio del 1998 il medico inglese Andrew Wakefield“, insieme a 12 colleghi, “pubblicò su Lancet uno studio che indicava un possibile legame tra il vaccino trivalente morbillo, parotite e rosolia e l’autismo. Un lavoro pubblicato su una rivista molto credibile, che in realtà era frutto di una frode scientifica”, racconta all’AdnKronos Salute Salvo Di Grazia, ginecologo dell’azienda sanitaria di Pieve di Soligo (Treviso), che ormai da anni cura ‘Medbunker, le scomode verità’. Un blog che vanta oltre 5.000 visite al giorno e, a suon di documenti e testimonianze, analizza e fa a pezzi le pseudocure e i ‘guru’ che le propinano a chi ha bisogno d’aiuto.

“Lo studio – ricorda – non concludeva che i vaccini causano l’autismo, ma metteva in luce un possibile legame tra il trivalente e un nuovo disturbo”, l’enterocolite autistica. “In una conferenza stampa il medico sostenne poi che era opportuno sospendere l’uso del vaccino trivalente, e impiegare invece vaccini monovalenti. Tra l’altro, come si scoprì più tardi, lo stesso Wakefield aveva fatto richiesta di brevetto per il suo vaccino monovalente”.

Risultato? Un’ondata di panico e diffidenza nei confronti dei vaccini, che resiste tutt’oggi. “A sbugiardare la bufala fu il giornalista Brian Deer“, con una serie di articoli tra il 2004 e il 2010, “che portarono all’inchiesta da parte del General Medical Council – continua Di Grazia – che giudicò Wakefield disonesto e non etico, autore di una frode scientifica e anche di abusi sui bambini”. Wakefield fu radiato dall’Ordine dei medici, e Lancet ritirò l’articolo. “Una frode banale, a scopo economico, anche sciocca. Che però regge ancora: non è facile spiegare tutta la vicenda – aggiunge l’esperto – e c’è anche una bufala sulla bufala: alcuni sostengono che Wakefield fu riabilitato. Ma questo non è vero. Fu il suo primario, all’inizio radiato anche lui perché si pensava non potesse non sapere, ad essere riammesso nell’Ordine dei medici dopo aver presentato ricorso. E ci tengo a sottolineare che ulteriori studi, su grandi numeri, hanno sempre negato il presunto legame” tra vaccino trivalente e autismo.

Purtroppo ancora oggi i social e il passaparola selvaggio sono fonti fertili per il passaggio delle fake news. Ma basterebbe essere un po’ più consapevoli e chiedere. Informarsi sempre presso il proprio medico o personale certificato, aiuterebbe a dissolvere molti dubbi.

Fonte: adnkronos.com

Influenza stagionale

La nuova ondata di influenza

Sembra ormai passato ma il Burian e il brusco calo delle temperature, ci lasceranno in regalo qualche virus para-influenzali. “Ci si aspetta 400 mila casi questa settimana di malanni intestinali, mal di gola, tracheiti e bronchiti, che si sommeranno alla coda dell’influenza. Oltretutto gli sbalzi termici rallenteranno il calo delle forme influenzali, per cui è prevedibile che ci saranno anche altri 400 mila italiani a letto con l’influenza”. Parola del virologo Fabrizio Pregliasco dell’Università di Milano.

La raccomandazione – conclude – è quella di non trascurare questi malanni e ricorrere ad un’automedicazione responsabile”.

Fonte: adnkronos.com

Evviva l’ormone del bacio!

Che la disquisizione se sia una questione di testa o semplicemente di corpo, va avanti da anni. Ma pare che ora la risposta sia davvero vicina: l’amore è una questione di testa.

L’ultima scoperta riguarda la kisspeptinauna sostanza chimica prodotta dal cervello e battezzata ‘ormone del bacio’, che accende l’attrazione e alimenta il desiderio sessuale ‘rosa’. Almeno secondo quanto ha dimostrato uno studio pubblicato su ‘Nature Communications’. Gli autori del lavoro ritengono ora che la kisspeptina possa rappresentare una speranza di cura per le donne alle prese con un calo della libido.

Ricerche precedenti hanno collegato l’ormone del bacio alla pubertà e alla fertilità, ricorda il ‘Daily Mail’. Nel nuovo studio il composto proteico sembra anche infiammare la passione e favorire l’orgasmo femminile, candidandosi come possibile trattamento per una condizione che i medici chiamano Hsdd: disordine ipoattivo del desiderio sessuale, un problema che, stando a stime inglesi e americane, colpirebbe il 40% delle donne a un certo punto della vita e dal 5 al 15% in modo cronico. Benché in alcuni casi per ‘risvegliarle’ venga utilizzato il testosterone, l’ormone maschile è associato a possibili effetti indesiderati; dall’aumento della peluria alla voce che si fa più profonda.

Al momento “non ci sono trattamenti mirati disponibili – sottolinea Julie Bakker dell’università di Liegi (Belgio), fra gli autori della ricerca -. La scoperta che la kisspeptina controlla sia l’attrazione che il desiderio sessuale apre dunque nuove, entusiasmanti possibilità per lo sviluppo di una terapia specifica anti-Hsdd”.

“Finora si sapeva poco di come il cervello ‘collega’ l’ovulazione, l’attrazione e il sesso – osserva Ulrich Boehm della Saarland University (Germania), un altro autore -. Ora invece sappiamo che una singola molecola, la kisspeptina, controlla tutti questi aspetti attraverso diversi circuiti cerebrali che corrono in parallelo l’uno con l’altro”.

Fonte: Adskronos

Dimagrire dormendo: bastano 90 minuti (in più)

Nuova dritta interessante da parte dei ricercatori del King’s College di Londra, autori di uno studio pubblicato sull”American Journal of Clinical Nutrition’. Riguardo a cosa?

Tenetevi forte: sembra che dimagrire dormendo, non sia più un’ipotesi così assurda, anzi. 90 minuti in più potrebbero bastare per resistere alla tentazione di cibi spazzatura e perdere peso.

Che la mancanza di sonno sia un fattore di rischio per l’obesità è già noto perché altera i livelli degli ormoni che regolano l’appetito. Ma i ricercatori britannici aggiungono un tassello alla comprensione del meccanismo che collega letto e bilancia: le persone che dormono di più, mostrano un minore interesse verso alimenti zuccherati e carboidrati. Più precisamente, secondo i calcoli degli scienziati, chi resta comodo fra le lenzuola finisce per scegliere cibi più sani nell’arco della settimana, assumendo in media 10 grammi di zucchero in meno ogni giorno.

“Il sonno prolungato – riferisce l’autrice principale del lavoro, Wendy Hall del Dipartimento di Scienze della nutrizione dell’ateneo londinese – ha portato a una riduzione del consumo di zuccheri liberi, quelli aggiunti agli alimenti dall’industria o in cucina, così come degli zuccheri di miele, sciroppi e succhi di frutta. Ciò suggerisce che un semplice cambiamento nello stile di vita può davvero aiutare a magiare più sano“.

Nello studio, 21 volontari che dormivano meno di 7 ore per notte hanno ricevuto indicazioni su come correggere le proprie abitudini in modo da dormire più a lungo. Fra i consigli quello di coricarsi sempre alla stessa ora cercando prima di rilassarsi, o di non assumere caffeina né cibi sbagliati immediatamente prima di andare a letto.

In media, durante il periodo di osservazione di una settimana, i partecipanti all’esperimento sono riusciti ad aggiungere ogni giorno 90 minuti di sonno. E dai diari alimentari redatti dai volontari si è visto che, entro la fine della settimana di ‘sonno extra’, rispetto all’inizio mangiavano meno zuccheri e carboidrati. Al contrario, nessun cambiamento è stato osservato in un gruppo di controllo che non ha aumentato la quantità di ore dormite.

Se volete qualche consiglio base, ecco 5 regole semplici semplici che ci regala il Telegraph online:

1) Vai a letto sempre alla stessa ora ogni giorno, weekend compresi. E anche nel fine settimana dormi il giusto senza poltrire troppo, perché esagerando sarà più difficile coricarsi la notte successiva e la settimana comincerà in salita;

2) Evita gli schermi di notte, specie quelli di laptop e tablet. Luci intense e ravvicinate ‘ingannano’ il cervello, facendogli credere che è ancora giorno;

3) Inizia a rilassarti almeno un’ora prima di andare a dormire, permettendo al cervello di ‘rallentare’. Un’attività intensa, sia essa lavoro o esercizio fisico, ti terrà sveglio anche se ti stanca;

4) Bevi acqua. La disidratazione è la causa principale di un sonno superficiale, quindi meglio bere tanto quanto basta per non svegliarsi assetati;

5) Non andare mai a letto affamato, ma prima di coricarti mangia i cibi giusti. Fra quelli indicati latte caldo, miele e camomilla.

Fonte: Adkronos

tecarterapia Milano Physiorelax

Tecarterapia: cos’è e come funziona

Avete mai provato cosa vuol dire avere stimolata l’energia che arriva dall’interno e non quella esteriore?

Se la risposta è no, non avete mai provato la tecarterapia. Rappresenta una soluzione a diversi processi infiammatori, grazie all’attivazione energetica del corpo del soggetto, e a differenza delle altre terapie, sfruttando e stimolando l’energia interna del tessuto muscolare.

Ovvio che si tratti di un percorso da seguire col terapeuta e non un’unica seduta, spesso unito al consiglio di fare degli esercizi di allungamento muscolare, specifici.

Perché? Per riuscire ad attivare i processi antinfiammatori e riparativi naturali che già esistono nel nostro corpo: questi diminuiscono la soglia del dolore e accelerano il tempo di recupero della fase riabilitativa.

Vengono interessate delle cariche elettriche che sono presenti sotto forma di ioni, all’interno dei tessuti. La stimolazione che se ne ricava lavora a livello cellulare, riattivando la circolazione sanguigna e innalzando considerevolmente il livello di temperatura corporeo.

L’energia così stimolata, aiuta a riparare le lesioni o pulisce dai problemi legati alle infiammazioni o ai versamenti che possono essere successivi a un trauma o a consuetudini posturali sbagliate. La tecar esiste in Spagna sin dal 1995 e in Italia nel 1998.

La tecarterapia agisce in un raggio di radiofrequenze a onde lunghe a 0,5 Mhz, superiori a quelle che provocano le contrazioni muscolari. Non ci sono controindicazioni particolari e la terapia si presenta dunque come innocua.

La corrente non passa per contatto diretto, ma si presenta grazie a un movimento di attrazione e repulsione delle cariche ioniche naturali presenti nel corpo umano.

La superficie cutanea non viene dunque attraversata da alcuna forma di proiezione diretta di energia. Occore però evitare di eseguire la tecar in gravidanza, nei pazienti portatori di pace maker o di protesi metalliche.

E’ ottima sulle patologie osteoarticolari acute e quelle di tipo cronico; è utile nelle distorsioni, nelle lesioni tendinee, nelle tendiniti borsiti, esiti di traumi ossei e legamentosi, distrazioni osteoarticolari acute e recidivanti e artralgie croniche di varia eziologia. Viene impiegata in casi di osteoporosi e in ambito riabilitativo post chirurgici. In generale la tecar viene usata per migliorare la qualità di vita di chi ha problemi a livello delle articolazioni di carico.

Per qualsiasi info e per prenotare, chiamate in studio.

Influenza: il picco si avvicina

Secondo l’ultimo rapporto Influnet sono quasi 3 milioni (2 mln e 997mila) gli italiani colpiti dall’influenza, da quando è iniziata la sorveglianza epidemiologica. Nella prima settimana del 2018 (dall’1 al 7 gennaio) i casi sono stati 802mila, secondo le stime. Si registra dunque ancora un aumento, alimentato soprattutto dai giovani adulti e dagli anziani finiti a letto con i virus stagionali.

Il livello di incidenza in Italia è pari a 13,24 casi per mille assistiti, in base alle informazioni inviate da 796 medici sentinella. Si tratta di un dato “paragonabile a quello osservato nelle stagioni 2004-2005 e 2009-2010”, si legge nel report. La fascia d’età maggiormente colpita resta quella dei bambini sotto i 5 anni, con un’incidenza di 28,5 casi per mille assistiti, e quella tra 5 e 14 anni (15,1 casi per mille assistiti). Ma in queste fasce d’età si osserva “un arresto o addirittura una diminuzione dei casi” rispetto alla scorsa settimana. Mentre sono ancora in crescita i numeri fra i giovani adulti, in cui l’incidenza è pari a 13,37 casi per mille assistiti, e negli anziani con 8,1 casi per mille assistiti.

 Quanto alla situazione regione per regione, in tutte il livello di incidenza delle sindromi influenzali è pari o superiore a 10 casi per mille assistiti tranne in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Provincia autonoma di Bolzano e Sardegna, in cui si mantiene a circa 5 o più casi per mille assistiti, segnala il network, pur precisando che “l’incidenza osservata in alcune regioni è fortemente influenzata dal ristretto numero di medici e pediatri che hanno inviato al momento i loro dati”. L’incidenza più alta si registra nella Provincia autonoma di Trento, e a seguire in Abruzzo, nelle Marche (tutte sopra i 19 casi per mille assistiti) e in Piemonte (18,07).
Fonte: Adnkronos

Sclerosi multipla: le staminali sono la vera soluzione?

pelle-sensibilità

Italia al primo posto nella ricerca anche questa volta: il team dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano guidato da Gianvito Martino, direttore scientifico dell’Istituto e a capo dell’Unità di Neuroimmunologia, in uno studio pubblicato sul ‘The Journal of Clinical Investigation‘ ha dichiarato che la proteina-farmaco liberata dalle staminali del cervello, pare sia una promessa contro la sclerosi multipla.

Il primo trial clinico al mondo per curare la sclerosi progressiva con infusione delle cellule staminali del cervello (chiamata terapia Stems), pare stia dando i suoi frutti. PEr ora sono 3 i pazienti in cura: una volta infuse riducono le infiammazioni celebrali causate dalla sclerosi attraverso la proteina TGF-β2 (praticamente sconosciuta), che è in grado di interferire con l’attivazione aberrante del sistema immunitario della malattia.

Il lavoro è stato condotto con il sostegno di Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism), associazione Amici del centro sclerosi multipla del San Raffaele (Acesm Onlus), Bmw Italia e Fondazione Cariplo.

Dopo aver avuto successo sui topi già nel 2000, solo quest’anno si è potuti partire con la sperimentazione sull’uomo e cercare di capire cosa realmente succede. Pare che la  TGF-β2 rilasciata dalle staminali sia in grado di trasformare le cellule nemiche in amiche modificando il comportamento di alcuni ‘soldati’ del sistema immunitario da pro-infiammatorio ad anti-infiammatorio. Punto importantissimo perché in questa malattia sono proprio queste cellule ad attivare i linfociti T, diretti responsabili del danno cerebrale. In conclusione, “tramite TGF-β2 le staminali interferiscono nella catena di comando che porta all’aggressione del tessuto nervoso”.

Fonte: adnkronos.com

Call Now ButtonChiama ora