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Linfodrenaggio manuale: la scuola Vodder e la scuola Leduc

Il linfodrenaggio manuale viene eseguito secondo i dettami di diverse scuole; le più note sono la scuola Vodder e la scuola Leduc.

La prima, probabilmente la più nota, nacque nella prima metà del XX secolo (fu presentata per la prima volta in pubblico nel 1936, a Parigi); nacque grazie a Emil Vodder. Questi, un dottore in filosofia, era nato a Copenaghen il 1896 e si era trasferito in Francia e svolgeva attività di fisioterapista nella città di Cannes. Il suo metodo, che aveva creato in collaborazione con la moglie Estrid, fu accolto entusiasticamente in campo estetico, ma il fatto che Vodder non appartenesse alla classe medica (aveva dovuto interrompere gli studi in seguito a problemi di salute) gli alienò l’approvazione da parte di quella categoria e ciò non gli facilitò le cose.

La scuola Leduc nasce qualche tempo dopo; le due scuole si basano essenzialmente sugli stessi principi, la differenza sostanziale sta nella tipologia dei movimenti.

La tecnica di Vodder è caratterizzata da alcuni gesti particolari:

  • movimenti a cerchi fermi
  • movimenti a pompaggio (il cosiddetto “tocco a pompa”)
  • movimenti erogatori
  • movimenti rotatori.

I movimenti rotatori vengono eseguiti appoggiando le dita piatte sulla cute del soggetto, poi si inizia a spingere disegnando cerchi fermi sulla medesima zona oppure allargandosi a spirale. La direzione della pressione dipende dal deflusso linfatico.

Nei movimenti a pompaggio il palmo delle mani è rivolto verso il basso, le dita si muovono facendo compiere alla cute spostamenti in senso ovale. Le dita sono ben tese e i polpastrelli non vengono utilizzati.

Nei movimenti erogatori si esegue un movimento a forma di spirale attraverso la rotazione del polso.

I movimenti rotatori vengono eseguiti alzando e abbassando il posso; si appoggia la mano sulla cute e si ruota disegnando una spirale; questi movimenti vengono eseguiti durante la fase pressoria.

Il linfodrenaggio secondo Leduc è basato su un numero minore di manovre e i protocolli sono diversi a seconda del tipo di disturbo che viene trattato. Il bendaggio degli arti colpiti da edema è parte integrante del trattamento; questo bendaggio non deve essere di tipo compressivo e deve essere applicato partendo dalla periferia e muovendosi verso il centro.

Le manovre principali della scuola Leduc sono due: la manovra di richiamo e quella di riassorbimento.

La prima manovra viene applicata sui collettori di evacuazione che si trovano a valle della zona che deve essere drenata; scopo principale di questa manovra è quello di svuotare i collettori.

La seconda manovra viene eseguita sulle zone infiltrate e ha lo scopo di far penetrare i liquidi nei vasi linfatici superficiali; questi poi trasportano la linfa in direzione dei collettori; scopo di questa manovra è quello di facilitare la rimozione delle proteine.

Nell’esecuzione del linfodrenaggio dovrebbero essere osservati tre principi basilari.

  • Il trattamento deve iniziare dalla zona prossimale; questa deve essere infatti svuotata prima di quella distale per permettere che i liquidi di quest’ultima trovino posto nel momento in cui fluiranno.
  • Dopo il trattamento, la cute trattata non deve presentare arrossamenti di alcun genere.
  • Il linfodrenaggio non deve essere causa di dolore.

Il linfodrenaggio non è una tecnica semplice e la manualità e l’esperienza dell’operatore sono fattori di fondamentale importanza.

I movimenti devono seguire il flusso linfatico e la frizione esercitata sulla cute non deve essere troppo pesante; il paziente, infatti, non dovrebbe avvertire dolore e, dopo la seduta, la pelle non dovrebbe arrossarsi.

Altri accorgimenti che il terapista deve adottare sono la temperatura dell’ambiente (né troppo calda né troppo fredda) e delle mani (che non devono essere fredde).

I muscoli del soggetto non devono essere in tensione e le zone che non sono interessate dal linfodrenaggio devono essere coperte.

La pressione esercitata dall’operatore deve aumentare in modo graduale e, una volta che la seduta si è conclusa, il paziente dovrebbe riposare per almeno un quarto d’ora.

Non devono essere usati né oli né creme in quanto il contatto con la cute del soggetto deve essere diretto; le creme o gli oli favorirebbero un eccessivo scivolamento delle mani lungo la zona da trattare, mentre l’attrito è fondamentale per spingere la cute e i liquidi ristagnanti in modo opportuno.

La pressione esercitata deve essere adeguata alla situazione; si deve evitare di incrementare il passaggio dei liquidi dai tessuti ai vasi ematici e si deve favorire il drenaggio dei liquidi linfatici.

 

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