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Attacco di panico: cos’è e cosa fare

Il termine panico affonda le sue radici nella mitologia greca e rappresenta un episodio acuto nel quale, a seguito di un evento o di un pensiero, inizia una catena di sintomi come cuore che batte forte, senso di peso al petto, sudorazione, difficoltà a respirare e a deglutire, dolori addominali, nausea, vertigini, formicolio, tremore. Man mano che questi crescono aumenta anche l’ansia in un circolo vizioso che porta solitamente alla paura di morire, di perdere il controllo o di impazzire. 

Un tempo considerato una patologia specifica, oggi si considera l’attacco di panico come una condizione trasversale a vari disturbi psichici. Anche perché esso non è uniforme, ma può presentarsi con vari livelli di gravità, sintomi e condizioni associate. 

Secondo stime recenti, la presenza degli attacchi di panico è di circa il 13% nella popolazione generale, con attacchi ricorrenti in circa i due terzi dei casi. Il disturbo da attacchi di panico, condizione psichica diagnosticata, è meno frequente, con una prevalenza di circa il 2%. Inoltre, nei soggetti con attacchi di panico, la presenza di altri disturbi mentali è molto elevata (circa l’80% dei casi), soprattutto nell’ambito ansioso-depressivo.

L’elemento caratteristico del panico è la modalità improvvisa con cui si manifesta, senza  campanelli d’allarme o segni iniziali. Inoltre, il soggetto non riesce a fornire una spiegazione dell’attacco, ma persiste solo la paura di poter vivere nuovi attacchi, per cui si iniziano a sviluppare comportamenti di evitamento, si cercano cioè di evitare le situazioni di vita nelle quali, anche per coincidenza, si sono verificati gli attacchi. Tali comportamenti possono compromettere notevolmente la qualità di vita della persona in termini sociali e personali. 

Da un punto di vista psicopatologico, l’attacco di panico è una risposta caratterizzata da paura o disagio intensi, che raggiunge il picco in pochi minuti, in relazione ad una minaccia evidente (attacco di panico atteso o situazionale), che può riguardare sia stimoli esterni (come la presenza di animali o essere in una situazione di pericolo) che stimoli interni (ad esempio, sensazioni di dolore, cambiamenti improvvisi del battito cardiaco), oppure, può verificarsi senza un evidente elemento scatenante (attacco di panico inaspettato). Per lo sviluppo dell’attacco di panico, è essenziale il verificarsi dei sintomi sopra descritti in un crescendo che viene interpretato in senso catastrofico. 

Mediante appropriate psicoterapie, la maggioranza dei soggetti può apprendere a percepire i sintomi appena iniziano a manifestarsi, quando sono ancora lievi, ed applicare una serie di comportamenti che gli vengono insegnati, in modo da “tenerli a bada” e non farli sfociare nell’attacco. Questo accresce la consapevolezza di non dover subire gli attacchi e di poterli piano piano sempre di più controllare, portando così ad una loro progressiva riduzione sia quantitativa che qualitativa.

Dott. Simone Giordano

 

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